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Che cosa e’ successo? l silenzio degli innocenti. Una riflessione sulla strage del cantiere di via Mariti a Firenze – 24 febbraio 2024

Redazione web 24/02/2024


Background
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[Speaker 11]
Cosa è successo? Storie e voci per capire quello che accade.

[Speaker 10]
Emergenza? Sì, emergenza. Ascolti, c’è crollato un solaio qua.

Dobbiamo chiamare l’ambulanza. Dobbiamo chiamare l’ambulanza. Bisogna un po’ di tutti, per favore.

Ok, ma lei è ferito, vede feriti intorno a lei. No, io non li vedo perché non riesco ad andare giù. Non so cazzo, ma…

È crollato tutto. Stavamo giettando e è crollato tutto.

[Speaker 9]
Emergenza, di cosa ha bisogno? Sì, buongiorno, andiamo da Via Giovanni dei Marignolli. Senta, qui stanno mostrando l’Este lungo davanti.

Ho sentito un frassuono. Praticamente è crollato qualcosa. Non so lì, non so se c’è gente.

È successo un macello lì. È un casino totale. Semplicemente urlare è crollato qualcosa dove stanno mostrando l’Este lungo.

Ok, guardi, la metto subito in contatto. Ma signore, ma vedete feriti per caso?

[Speaker 2]
Sono le 8.52 di venerdì 16 febbraio quando una trave di uno degli edifici in costruzione nel cantiere dell’Este lunga di Firenze crolla. La trave cede e sotto rimangono otto persone, cinque i morti, tre i feriti gravi. La città rimane sotto shock.

Si susseguono per tutta la settimana manifestazioni, scioperi, anche in gran parte d’Italia. È la tragedia di Via Mariti a Firenze su cui a lungo si indagherà per capire che cosa è accaduto e perché. Sono Raffaele Palumbo e questo podcast Cosa è successo?

il podcast di Controradio è dedicato questa settimana alla tragedia di Via Mariti quando una trave ha ceduto 20 metri, 15 tonnellate, è venuta giù all’improvviso e da subito sono intervenuti decine di vigili del fuoco e altri lavoratori di ditte specializzate per cercare di mettere in sicurezza un cantiere che si è trasformato in pochi secondi in un vero e proprio luogo della precarietà, precarietà delle costruzioni, precarietà dei cementi e dei tondini d’acciaio, precarietà del lavoro e precarietà della vita.

Cosa è successo? In questa nostra riflessione che riguarderà parzialmente le inchieste che si stanno svolgendo e che molto probabilmente dureranno a lungo, cerchiamo di capire perché nel 2024 una cosa del genere è considerata normale. Partiamo da Beniamino Deida che ha passato una vita in magistratura.

[Speaker 1]
Ci sono tutti gli ingredienti che ormai da tantissimo tempo caratterizzano i lavori in Italia e specialmente i lavori in edilizia. Ecco, naturalmente io non ho elementi di fatto tali da poter capire, perché questo non è naturalmente riservato all’indagine, da poter capire quali sono le cause precise che hanno provocato il crollo delle travi e i mortali. Sono un po’ scettico su quello che sento in giro.

Sento dire che dobbiamo riscrivere le norme sulla sicurezza, ma che c’entra? Forse non tutti sanno che l’Italia ha una delle legislazioni più avanzate d’Europa. Alcune cose per carità possono essere ritoccate, riviste, ma complessivamente si tratta di una delle legislazioni più avanzate d’Europa.

Il problema non sono le leggi, oppure sento dire che bisogna istituire un reato di omicidio sul lavoro. Ma lo sapete che l’omicidio plurimo è già punito fino a 15 anni di reclusione? Sono pene che non si sono mai viste, che non si sono mai date, perché la magistratura non ha una grande specializzazione in questo settore.

Li faccio essere i processi, altrimenti dobbiamo mettere le pene. Quando sento tutti questi medici improvvisati, capisco che il problema è davvero profondo, perché occorrono i morti, si evitano, si fa prevenzione, e la prevenzione vuol dire investire in prevenzione. Lo sa la gente che, grossomodo, azzardano di ogni regione, ma gli ispettori delle aste, che sono quelli competenti per intervenire nei luoghi di lavoro e per fare prevenzione, in dieci anni sono diminuiti mediamente del 30% a 30%.

Le regioni vedono i pensionamenti e non li sostituiscono, quindi bisogna investire in prevenzione. Altro che fare, oppure da persone serie come Bruno Giordano, bisogna fare la Procura Nazionale del Lavoro. Ma cosa serve la Procura Nazionale del Lavoro?

Uno che ce lo spieghi in maniera decente. Non c’è. Sono tutte iniziative che servono per mostrare che si fa qualcosa, ma quello che si deve fare, invece, è investire dei denari, investire gli ispettori, riparare tutte le fughe che ci sono state dai servizi di prevenzione delle aste e che vedono un personale ormai deluso che non ha più voglia, che sono pochissimi, che non ce la fanno intervenire.

[Speaker 2]
Naturalmente la prima cosa che salta agli occhi sono le aziende coinvolte in questo mega appalto che vede più di 60 aziende lavorare in subappalti cosiddetti a cascata. Ed è insieme all’assenza di prevenzioni, alla mancanza di controlli, uno dei grandi temi di questa vicenda che ha scorso la città dal profondo, come ci ha raccontato padre Bernardo il priore dell’abbazia di San Miniato al Monte di Firenze.

[Speaker 4]
Io l’ho vissuta come credo la gran parte del corpo della nostra cittadinanza fiorentina e non solo come una ferita direi alla credibilità del messaggio di bellezza, di armonia, di umanesimo che la nostra città nonostante tutto vuole continuare a dare al mondo intero. E’ stato un martirio di innocenti che perdono la vita perché strisolati da un meccanismo che assorbe l’umano in una sorta di tragica tecnologizzazione di tutto quello che invece è completamente in un altro ordine, in una scala di significato, di verità, di mistero, di progressione quando invece la tecnologizzazione implica questa cosificazione che in effetti ci riduce come nel film di Antimoderno a ingranaggi di un sistema in cui come posso saltare un bullone posso saltare una vita umana. Questo ferisce tutta la consapevolezza di sforzi secolari fatti proprio a Firenze con creatività architetta ma anche con l’elaborazione concettuale di filosofie, di paperi che andrebbero tutti in una direzione diversa ma che non ci sono serviti a ucciare questa orrenda mistificazione dell’umano con le tragiche conseguenze che ci vedono raccolte intorno a 5 persone che sono morte, le loro famiglie, i loro cari vicini, lontani, intorno ai feriti intorno a un cratere stismico dove la scossa di terremoto non è data dalle forze incontrollabili della natura le cui conseguenze spesso sono mortali per la nostra inconscienza ma da un’incoscienza il cui epicentro è tutto invece nella nostra responsabilità quindi un vero dramma, una vera tragedia.

[Speaker 2]
Un edonismo neolaico ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. Che ne pensa padre Bernardo?

[Speaker 4]
È una storia che noi rimuoviamo con molta disinvoltura, anzi la facciamo diventare peggio ancora propaganda elettorale perché poi alla fine da noi succede il contrario che nel Vangelo. Nel Vangelo il povero ha un nome Lazzaro e il ricco invece no da noi invece hanno nomi ricchi, potenti e invece sono degli anonimi coloro che però muoiono per garantirci una sostanziale l’imperturbabile indifferenza con la quale in qualche misura ci riduciamo da cittadini a consumatori direi questo insomma e quindi è una storia antica di cui a suo tempo siamo stati i protagonisti nelle vicende dell’immigrazione del nostro paese ma che abbiamo facilmente rimosso per darci ragione nella indisponibilità ad accogliere, a integrare e possibilmente a ridistribuire con un pochino più di giustizia bene le risorse che appartengono all’intera famiglia umana.

[Speaker 2]
Nella stessa vicenda abbiamo parlato anche con il filosofo Sergio Givone che ci riporta veramente ad un’epoca quasi pre-industriale sicuramente pre-pasoliniana.

[Speaker 5]
Qualche cosa è cambiato i lavoratori cerchiamo di capire chi sono alcuni di loro vengono dalla disperazione vengono da situazioni pre-consumistiche vengono per poter sfamare i figli che sono rimasti a casa in un certo senso siamo in un’epoca pre-pasoliniana pre-consumistica ho pensato tutto il peggio che non deve accadere non è accettabile che il lavoro la cosa più nostra più umana cada in questa zona grigia non sia tutelato questa mancanza di rispetto per il lavoro che mi offende che non posso accettare saranno i tecnici a valutare a capire quali eventuali errori siano stati fatti ma al di là di questo c’è appunto questo grigiume del lavoro appaltato ad altri dove alla fine non si sa chi sia davvero responsabile di nuovo questo non è accettabile

[Speaker 2]
tutti continuano a chiedersi perché un bene del maniale non sia passato al comune ma a un privato che ci ha costruito un ennesimo supermercato in un’area sicuramente molto popolata come quella di Rifredi dove ci sono almeno altri 4 o 5 megastore della grande distribuzione dove invece le persone invocavano altro un giardino, uno spazio pubblico uno spazio per la comunità Beniamino De Idda torna su questo

[Speaker 1]
le singole cause di questa tragedia che sono gravissime le vedrà la magistratura non ho certo voglia di sostituirmi a loro quello che noto però è che quando succedono queste cose se ne parla ma un giorno, due, tre poi c’è il silenzio e è il silenzio che consente che si muova sul lavoro questi sono 1.200, 1.300 ogni anno si continua a morire ci sono stati 14.000 morti circa, se si calcolano anche i limitini dei morti di chi va o torna dal lavoro questo è quello che mi pare un problema sociale grandissimo il silenzio se ne parla due tre bisogna morire in tanti bisogna che sia proprio un infortunio ma lo stesso giorno in cui sono morti questi cinque in Italia ne sono morti altri undici nessuno lo ha detto quel giorno è stato come è stato da 16 morti in totale soltanto l’osservatorio di Bologna ha rilevato questo numero il resto è un silenzio è stato un silenzio vile offensivo dell’opinione pubblica dei giornali di chi evidentemente è interesse a tenere sotto silenzio il comportamento delle imprese

[Speaker 2]
la prevenzione che ci sarebbe dovuta essere prima ancora della politica che avrebbe dovuto investire su queste vicende e che ancora si ostina a non farlo parlando di asti al massimo ribasso e di subappalti a catena sentiamo a questo proposito la voce dell’avvocato Lorenzo Calvani che parla della questione dei subappalti ad altre aziende di lavoro di natura più tecnica e specifica perchè non si subappalti a più aziende dello stesso tipo di lavoro l’avvocato Calvani racconta della figura del coordinatore di cantiere e le altre figure che hanno una responsabilità sulla sicurezza dei lavoratori e gli ispettori che dovrebbero fare i controlli

[Speaker 3]
le dite potrebbero essere 3 o potrebbero essere 200 il problema non è questo il problema è 61 apparentemente possono sembrare troppe dipende che cosa in realtà erano chiamati a fare questi soggetti se io per costruire un immobile per gettare le gettate di cemento faccio ricorso a 4 aziende diverse che fanno la stessa cosa in realtà creo confusione perchè sono 4 aziende che lavoreranno magari con sistemi diversi e tra loro finiranno per interferire di per sé esiste nel codice dei contratti dei lavori pubblici la figura del coordinatore di cantiere che è un soggetto che deve effettivamente controllare tutta la realtà questa figura per fortuna esiste anche nel testo unico degli infortuni sul lavoro in realtà il problema è sulla ampiezza di questi appalti e sulla qualità dei soggetti che sono titolari di questi subappalti però forse effettivamente se ci fosse un po’ di più coerenza nell’affidamento nella qualità dei soggetti selezionati e nei rischi di interferenza tra soggetti che magari fanno la stessa cosa forse gli incidenti potrebbero essere meno normalmente gli appalti prevedono la figura del coordinatore di cantiere che è sostanzialmente il responsabile di tutto il cantiere da questo punto di vista lui ha la responsabilità principale poi ciascuna delle imprese che lavorano ha un RSPP cioè un responsabile della salute della prevenzione e della protezione dei lavoratori anche lui specificamente nell’ambito della singola impresa che lavora dentro il cantiere è responsabile della sicurezza dei lavoratori e della corretta gestione della loro attività in mancanza della nomina di un soggetto che faccia specificamente questo è responsabile del datore di lavoro il datore di lavoro può essere anche semplicemente un imprenditore che per esempio di opere ingegneristiche non sa nulla o perlomeno non è il suo campo il suo settore diciamo per cui normalmente proprio per la sicurezza dei lavoratori si rivolge a qualcuno che è specializzato normalmente sono appunto ingegneri, sono persone che hanno effettivamente, conoscono in maniera dettagliata sia le norme di tutela sulla sicurezza dei lavoratori sia del cantiere, sia gli strumenti per mantenere la giornata e sono loro effettivamente che rispondono dell’eventuali infortuni o dell’eventuali mancanze che possano essere registrate anche prima dell’infortunio un’altra funzione importante è quella dell’attività ispettiva, cioè degli ispettori che vanno sui cantieri dovrebbero andare sui cantieri per fare controlli il problema è che normalmente questo genere di personale è dipendente dell’ispettorato del lavoro o dell’INPS o dell’INEL o di altri enti che hanno appunto queste funzioni di controllo e scontano un pochino il problema della carenza di personale nel senso che gli ispettori sono sempre troppo pochi

[Speaker 2]
lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno e senza contratti e poi sentiamo l’imam di Firenze che ci racconta una storia sconvolgente su alcuni lavoratori chiamati per accelerare i tempi che dovevano però dare metà del loro stipendio ai loro reclutatori

[Speaker 7]
sono in ritardo, hanno preso altri lavoratori, diciamo, nuovi questi ragazzi egiziani che parlavo prima, mi hanno detto che eravamo noi a lavorare lì, perciò la morte era nostra solo con l’arrivo di altre persone purtroppo ci sono la tragedia di queste 5 famiglie tra questi 3 marocchini e uno tonesino.

[Speaker 2]
Ma è vero che qualcuno doveva dare una parte del suo stipendio a chi lo aveva tirato dentro nel cantiere?

[Speaker 7]
Non è una parte metà del loro stipendio, così mi hanno raccontato questi 3 ragazzi egiziani che sono venuti da me alla moschea mi hanno raccontato questo, volevano sapere se l’ecito del senso religioso non darlo come così onesti questi ragazzi poverini questo da denunciare, non è che è sfruttamento di persone da indagare anche su questo, non solo sulla morte, che è importante, ma da indagare come nel 2024 uno che porta lavoro e prende metà del suo stipendio da un anno che lavorano qui, non è da un giorno non questi morti, ma questi ragazzi

[Speaker 2]
questi altri, diciamo così e questa è una cosa che si sapeva praticamente

[Speaker 7]
io devo essere sincero, non sapevo, perché sapevo quando vado a denunciare

[Speaker 2]
sul cantiere, dico, si sapeva?

[Speaker 7]
Sì, sì tra loro dipendenze, sì sì sì

[Speaker 6]
una signora che vive in un appartamento che affaccia sui cantieri di via Mariti, mi ha raccontato che l’altra notte non riusciva a dormire, si è messa la vestaglia ed è uscita sul balcone, sotto di lei polvere e distruzione, di fronte le luci intermittenti bianche e rosse della gru poi ad un certo punto ha visto una piccola nuvola di polvere smuoversi e da sotto è sbucato un uomo tutto ricoperto di calce e detriti sembrava giovane e sorrideva poi mi ha raccontato ha iniziato a volare, si è alzato così all’improvviso, come se fosse la cosa più normale del mondo, era Rashimi dimostrava molto meno dei suoi 56 anni e rideva, come se volesse dire io vi lascio qui, tra le vostre miserie prima è rimasto basso a guardare il cantiere dall’alto, poi si è girato ha guardato la signora affacciata in via Mariti l’ha salutata con la mano e le ha detto ora non ho più paura ed è volato via, con questa scia di calce e polvere illuminata dalle luci della gru che sembrava proprio una stella

[Speaker 8]
è stato trovato più o meno a distanza di 4 metri dal perimetro di sinistra noi avevamo lavorato tutto alla parte del corridoio dove erano stati individuati poi gli altri tre corpi questa ultima vittima è stata trovata in profondità e più a destra più o meno a 4 metri dal cantiere

[Speaker 11]
e voci per capire quello che accade questa puntata è stata realizzata con la collaborazione di Sandra Salvato, Giuseppe Cabras e Camilla Koger la lettura è di Gaia Nanni

Leggi l’articolo su: ControRadio.it

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